La scrittura è stata certamente una delle rivoluzioni più grandi nella vita ultrasecolare dell’essere umano. E, sebbene il suo nucleo sia rimasto intatto, essa si è dovuta adattare ai nuovi strumenti che l’evoluzione tecnologica ha portato nel corso dei secoli, innestando così nuove modalità di produzione (creativa e non).
In un’epoca in cui il web (quello 2.0) è diventato “sociale”, in cui i suoi utenti non usano passivamente la rete, ma navigano al grido di battaglia “condividiamo!”, la scrittura ha subìto l’ennesima trasformazione: non si usa più soltanto internet per la ricerca di materiale o per la pubblicazione dei propri contenuti, ma si sfruttano le potenzialità dei servizi offerti dal web dall’inizio alla fine del processo di scrittura. Il web può servire per:
- organizzare dinamicamente le attività di scrittura
- cercare la collaborazione di altri utenti durante la stesura stessa
- condividere il contenuto finale
Una volta che ciò che scriviamo viene condiviso sul web, non sarà più solo “nostro” ma diventa qualcosa di più: “i miei contenuti mi superano, si oggettivizzano, camminano per la rete e vanno a ricombinarsi, disseminati, dentro contenitori che non riesco a immaginare”, come scrivono gli eretici digitali per eccellenza, Massimo Russo e Vittorio Zambardino (da Scrivere 2.0 di Luca Lorenzetti).
Per questo motivo, nell’era del web 2.0, ha fatto la sua comparsa quella che è stata definita la “scrittura collettiva”. Si tratta di una forma di scrittura molto simile a quella “collaborativa” di cui proprio Wikipedia (e l’intera filosofia di Wikiculture) è l’esempio più efficace. Ma se la scrittura collaborativa è l’opera di un gruppo di persone che produce prevalentemente documenti di testo o codici di programma informatici, quella collettiva riguarda nello specifico la produzione di contenuti di stampo esclusivamente narrativo. Esistono dei siti che consentono, infatti, di partecipare alla stesura di una storia: viene lanciato un soggetto o un incipit comune e chiunque può proseguire il racconto continuando la linea narrativa già proposta o inventando ulteriori ramificazioni, oppure proponendo finali alternativi a quello proposto dall’autore. Lo stesso sistema è adottato anche per sceneggiatori in erba: è possibile, infatti, partecipare alla stesura di script per il cinema o per il teatro con le stesse modalità, conoscendo, però, la sintassi e le regole stilistiche tipiche delle sceneggiature.
La scrittura collettiva si è trasformata da semplice gioco letterario in vero e proprio fenomeno editoriale: dopo il successo del collettivo Wu Ming (www.wumingfoundation.com) che ha dato alla luce romanzi di grande successo, oggi esistono diverse applicazioni web che consentono di inventarsi scrittori per un giorno:
WikiCulture approfondirà proprio i servizi offerti da quest’ultimo sito, ideato nel 2007 da Gregorio Magini e Vanni Santoni, con lo scopo di spiegare uno degli esempi più riusciti di scrittura collettiva. Perché, ormai, se anche Tim Burton usa il sistema di scrittura collaborativa per la sua prossima sceneggiatura, vuol dire che è un fenomeno che non si può più davvero ignorare.
Paola Monticelli
image | www.lbpencil-artist.co.uk







Scrid
10 dicembre 2010
Per chi fosse interessato ad approfondire l’argomento, su StoriaContinua.com, stiamo raccogliendo tutte le risorse utili alla scrittura collettiva con recensioni, interviste agli autori, strumenti del web 2.0 e un wiki per sperimentare la stesura di racconti a più mani.
Aspettiamo anche i vostri contributi.
Mattia Marasco
13 dicembre 2010
Grazie mille della segnalazione! Cercheremo di occuparci quanto prima anche di questa iniziativa!
Qualora avessi piacere potresti scrivere proprio te l’articolo per presentare il progetto!
a presto!