Avviso ai lettori: articolo d’opinione.
Il 2 gennaio il Tg5 ha trasmesso (edizione delle 20:00) questo servizio dal titolo “I pericoli dell’enciclopedia più popolare del web”
Dire che WikiCulture sia in disaccordo col primo telegiornale Mediaset è abbastanza prevedibile, ma proviamo a spiegare perchè il Tg5 ha torto.
Cominciamo subito col delineare alcuni caratteristiche chiave:
“Wikipedia è un’enciclopedia multilingue collaborativa, online e gratuita, nata con il progetto omonimo intrapreso da Wikimedia Foundation, una organizzazione non a scopo di lucro statunitense. [...] È pubblicata in oltre 270 lingue differenti.” Jimmy Wales (uno dei fondatori del progetto) la definisce: “uno sforzo per creare e distribuire un’enciclopedia libera della più alta qualità possibile ad ogni singola persona sul pianeta nella sua propria lingua.
Queste sono alcune delle prime informazioni che trovate che cercate “Wikipedia” proprio all’interno di Wikipedia.
Il progetto Wikpedia (che poi è solo uno dei tanti firmati Wikimedia) è un progetto di un’ambizione quasi senza precedenti. Offre la possibilità di creare la più grande fonte di sapere della storia umana e lo fa gratuitamente. Quello che è sempre stato il segno distintivo delle classi sociali dominanti, delle più ricche e delle più elitarie, cioè la Conoscenza, ora è disponibile a milioni di individui nella propria lingua. A mio parere, puramente di parte, un’idea del genere meriterebbe un minimo di considerazione in più e se si vuole anche un bel beneficio del dubbio.
Affermare che “Sono sempre di più, però, gli errori che vengono scoperti e che non possono essere modificati e corretti“ è forse vero ma purtroppo per loro è vero solo al 50% perchè le informazioni di Wikipedia vengono costantemente monitorate e se alcune informazioni non possono essere modificate dai neo-utenti possono essere corrette dagli utenti più navigati o dagli amministratori. “In base a uno studio del MIT, un’espressione sconcia inserita a caso in Wikipedia viene rimossa, in media, dopo 1,7 minuti” (1), ora provate a immaginare il numero di “attacchi” che un’enciclopedia totalmente aperta può ricevere ogni giorno; senza il lavoro di utenti convinti e appassionati che ogni giorno dedicano il loro tempo gratuitamente a un progetto in cui credono, Wikipedia verrebbe disintegrata nel giro di una settimana. Sottolineo questo perchè quando si arriva a dire “C’era una volta la vecchia cara enciclopedia (…) che richiedeva anni e anni di sudore“ è giusto rendere merito, dal momento che il tg5 non ritiene di doverlo fare, a quelle persone che ogni giorno rendono possibile un simile progetto.
“Wikpedia quinto sito più popolare al mondo” Popolare? Ma che significa? Come mai non dicono semmai che è uno dei siti più consultati della Rete, uno tra i primi dieci al mondo ma l’unico a non avere pubblicità al suo interno??
“Fa finta di essere libera ma intanto lancia l’appello del suo fondatore, Jimmy Wales che in cima alla homepage chiede agli Italiani una piccola donazione per far continuare a crescere Wikipedia [...]” E ora da dove si comincia?:
- Quindi è come dire che: Greenpeace fa finta di proteggere il pianeta perchè intanto chiede donazioni agli abitanti della Terra per sostenere le sue iniziative.. direi che si commenta da se’.
- L’appello a cui fa riferimento il tg5 non rimane tutto l’anno in cima alle pagine di Wikipedia, ma solo nei mesi di fundraising in cui si ricorda che Wikipedia può sopravvivere solo col contributo, economico e non, degli utenti.
- Jimmy Wales non lo chiede agli Italiani, lo chiede ad ogni utente internet che voglia aiutare il progetto.
- Lo scopo non è far continuare a crescere Wikipedia, lo scopo è mantenerla libera da inserzioni pubblicitarie, la sua crescita costante è solo una conseguenza.
Un servizio televisivo del genere oltre ad essere impreciso, palesa la persistenza dei vecchi paradigmi sociali secondo cui i prodotti che ci vengono offerti devono essere pronti, impacchettati e perfetti. Wikipedia invece è il frutto di una nuova cultura, alimentata dal web, che vede negli individui degli utenti attivi, produttori e non più solo consumatori.
Di conseguenza se si vuole un’enciclopedia migliore bisogna rimboccarsi le maniche, darsi da fare e correggere ciò che è sbagliato; il vero problema è che è una faticaccia… meglio additare l’Enciclopedia Libera e cassarla come “amatoriale”.
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“… didn’t say website, didn’t say wiki, didn’t say internet … just said free knowledge for everyone …”
dal video “Wikpedia: Nice People“
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Riporto un estratto dal libro di Clay Shirky, Uno per uno tutti per tutti, che spiega in maniera più immediata di quanto sto facendo io, quale sia il meccanismo che regola l’esistenza di Wikipedia (mi domando se l’autore del servizio del tg5 abbia letto questo libro?):
“ Una voce di Wikipedia è un processo, non un prodotto, e quindi non è mai conclusa. Perché un articolo di Wikipedia migliori, le buone modifiche devono superare quelle non buone piuttosto che filtrare i contributi prima che si siano pubblicati (il processo che contribuì alla morte di Nupedia), Wikipedia assume che nuovi errori siano introdotti con minor frequenza di quanto quelli esistenti siano corretti. Questa supposizione si è dimostrata corretta; a parte qualche episodio sporadico, le pagine di Wikipedia migliorano, mediamente, con il passare del tempo.”
Clay Shirky (2)
Se Martin Luther King aveva un sogno, Wikipedia ha un’idea: l’idea di portare alle persone un sapere gratuito e libero. Ma è un progetto di una tale ambizione che pretendere che lungo il percorso non si commetta degli errori è assolutamente presuntuoso. Se esistono dei modi per cambiare il mondo, uno di questi è senza dubbio la diffusione della Conoscenza in ogni angolo del pianeta. Wikipedia è il moderno Prometeo! Ha rubato il Sapere agli Dei e ha deciso di consegnarlo ai mortali perchè possano condividerlo liberamente.
Un progetto che diffonde questa filosofia merita ben altri servizi giornalistici e un giornalismo come quello italiano ha ormai perso il diritto di additare Wikipedia come portatrice di informazioni ideologizzate e scorrette. Per questo io sto e starò ancora per molto tempo dalla parte di Wikipedia!
“Nessuno sa tutto, ognuno sa qualcosa, la totalità del sapere risiede nell’umanità”
Pierre Lévy
Mattia Marasco
1- Don Tapscott – Anthony D. Williams; Wikinomics: la collaborazione di massa che sta cambiando il mondo, II edizione, Milano, Etas, 2007. (p. 81)
2 – Clay Shirky; Uno per uno tutti per tutti, Torino, Codice Edizioni, 2008. (p. 89)
riferimenti | Edizione integrale del tg5

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francescacorner
4 gennaio 2011
Verissimo tutto quello che hai scritto.
Ovviamente da una visione politica economica dovremmo interrogarci sul perché di un attacco così feroce paragonato ad una treccani che costa un sacco di soldi la quale sicuramente sta perdendo acquirenti in seguito della gratuità di una versione economica delle stesse nozioni che riporta.
Inoltre aggiungerei che nel servizio non viene proprio presa in considerazione l’opzione che magari chi pubblica è altrettanto qualificato dei sui strapagati uomini di scienza.
Per concludere direi che basta guardare chi sono i soci di Treccani http://www.treccani.it/Portale/sito/istituto/soci/Soci.html
per capire chi viene colpito economicamente da tale calo delle vendite.
Andrea R
6 gennaio 2011
Ma Treccani ha dato dei soldi a Mediaset di recente, per comprare della pubblicità? Perchè tante campagne pubblicitarie sforano dai loro spazi nei contenuti, per maggiore efficacia. “La Stampa” ad esempio aveva un articolo su come stia tornando di moda il galateo e il bon ton, con poche pagine dopo una pubblicità di corsi di queste stesse cose.
Io televisione ne guardo un’ora l’anno, perciò chiedo ai naviganti se hanno notato pubblicità di Treccani sulle reti di Berlusconi, di recente. Quella sarebbe la prova più plateale della palese cattiva fede del TG5, senza neanche dover scomodare motivazioni plausibili di un generale avversione all’internet ed alla cultura di questa gente.
Wikipedia ha sicuramente dei problemi, anche se già è incredibile il risultato di solo lavoro volontario. Invece di sputare in faccia a tanta gente volonterosa, si potrebbe essere molto migliorarla con un po’ di aiuto dallo Stato:
- facendo culminare ricerche di studenti delle scuole pubbliche in editing di pagine
- facendo contribuire progetti universitari e scientifici
- acquistando opere licenziate da autori e rilasciandole sotto licenze permissive o libere
Invece il potere è sempre dalla parte del profitto e si tutela più il guadagno degli editori della treccani invece che degli altri milioni di Italiani.
Da?vi!d&
7 gennaio 2011
Il tg5 ha smesso da tempo di essere un tg serio, si è ridotto a vetrina per gli spot e a notizie spot, come sui saldi (!!) vacanze (!!!) e altre cavolate che devono pubblicizzare più o meno velatamente…
Un consiglio: cervello acceso e telecomando in mano, la verità è fuori!
Napolux
8 gennaio 2011
Magari potevate embeddare il video originale piuttosto che ripparlo sul vostro canale (il video è identico, anche la progressbar)…
Firmato: quello che s’è sbattuto a mettere su youtube il video del servizio del TG5 dopo averlo registrato
Mattia Marasco
8 gennaio 2011
Hai ragione Napolux ma era l’unico modo per essere sicuro che qual ora il video venisse rimosso per questioni di diritti venissimo avvisati da YouTube, mi capita spesso di trovarmi con post in cui i video non sono più visualizzabili.
Potevo citarti sul canale hai ragione, ti chiedo di scusarmi è stato errore dovuto alla fretta con cui ho pubblicato.
Se ti va bene inserisco la fonte nel canale youtube ma altrimenti lo cancello e “embeddo” il tuo sperando che non venga rimosso, ok?
Napolux
8 gennaio 2011
Fai un po’ tu. A me del link al profilo o al blog interessa poco. Però, nel mio piccolo, cerco sempre di citare le fonti, credo sia semplicemente una questione di educazione.
Mattia Marasco
8 gennaio 2011
Hai ragione, e come vedi nell’ultimo articolo abbiamo citato te come fonte dell’immagine.. è stata una svista mia non farlo anche per il video…
facciamo così, embeddo il tuo e cancello il nostro chiedendoti di avvisarci qualora ti rimuovessero il video per questioni di diritti con la mediaset, anche se capisco che non potrai avvisare tutti.
Ric
10 gennaio 2011
Ma chi garantisce che ciò che riportano gli “scienziati” che redigono la Treccani sia vero?
Ogni persona ha le sue idee, le sue opinioni e le sue convinzioni che inevitabilmente riporta sia su Wikipedia sia sulla Treccani nessuno può garatire l’impazialità su nessuna delle due enciclopedie!
daniele
14 gennaio 2011
Bravo Mattia!
Aggiungerei una piccola constazione “politica” ma non ideologica.
E’ ovvio che chi è a favore di un’università e di una scuola sempre più privatizzate, non può essere a favore di un sistema di distribuzione del sapere libero, facile e costruito con uno sforzo collettivo!
Il sapere è una delle fonti del potere.
Bye
Dan