
WikiCulture cerca spesso di occuparsi di tecnologie dirompenti, ovvero quelle innovazioni tecnologiche che possono profondamente cambiare la società e i suoi paradigmi, oggi proviamo a parlarne nella nostra nuova intervista.
Mauro Sandrini (il suo sito), laureato in Ingegneria, è un sociologo e un attento osservatore dell’impatto sociale di due novità sempre più presenti negli ultimi mesi: l’editoria digitale e l’e-learning. In passato ha diretto il Centro elearning dell’Università di Teramo e coordinato il progetto europeo “Share” dedicato all’e-learning, la condivisione e la riusabilità dei contenuti.
Oggi gentilmente ci offre il suo punto di vista sulla cultura wiki, e non solo, rispondendo ai nostri dieci interrogativi.
Cosa ti viene in mente quando senti la parola “wiki”?
Prima di tutto il pensiero corre a Wikipedia, poi al Software Libero e a come sia possibile trasportare l’esperienza degli hacker delle origini ad altri campi della conoscenza all’insegna della condivisione.
Ti occupi spesso di e-learning, pensi che sia uno dei fattori determinanti per lo sviluppo di una coscienza condivisa?
Dipende.
“E-learning” è una etichetta generica che contiene esperienze e situazioni molto eterogenee. Di sicuro è un ambito in cui le piattaforme Open Source sono alla pari (e spesso anche a un livello superiore) delle piattaforme commerciali. Da questo punto di vista gli ostacoli per la loro adozione sono modesti (basti vedere il successo di Moodle per esempio) e possono aiutare molti contesti sociali a condividere il proprio sapere.
Determinante.
Ci ho scritto un libro su questo argomento. Anzi dai commenti che mi stanno arrivando mi accorgo di aver sbagliato il sottotitolo. La prossima edizione infatti non sarà “Manifesto dell’autopubblicazione” bensì “Dal libro merce al bene libro” che è il vero focus del libro.
Il cambiamento che ci attende in seguito all’avvento del libro elettronico sarà molto di più di un mutamento di mercato (che è quel di cui si discute ora) ma culturale e sociale. Per esempio molte librerie chiuderanno (vedi i casi recenti di Border’s in USA per esempio), ma altri spazi “sociali” nasceranno. All’insegna della condivisione del sapere.
In che modo l’editoria digitale modificherà il nostro modo di concepire la lettura? I book reader e i tablet secondo te possono essere considerate a pieno delle tecnologie dirompenti?
Non cambierà il modo di concepire la lettura, ma si ridurranno le barriere di accesso al sapere. Se Wikipedia ha annullato esperienze come quella della Enciclopedia Britannica, gli e-book sconvolgeranno le regole economiche alla base del commercio di libri attuali. E lo faranno a vantaggio del lettore e della condivisione del sapere. Le tecnologie di per sè non sono dirompenti. Non è c’è niente di davvero “rivoluzionario” in un ereader o in un ipad, ma sono piuttosto promotori del cambiamento. Gli sms, per esempio, non furono certamente una tecnologia dirompente. Anzi all’inizio era un accessorio considerato quasi inutile dai gestori. Poi le persone l’hanno fatto proprio cambiando, letteralmente, il modo di comunicare di tutta la società.
Per gli ebook mi aspetto qualcosa di simile. Che cosa però, non sono in grado di dirlo.
Cosa pensi dei social media? Che relazione potrebbero instaurare a lungo termine con l’e-learning? Potrebbero favorirlo?
I social media sono prima di tutto un imbuto relazionale in cui la prima cosa che succede è che si perde da subito UN SACCO DI TEMPO. Ci si scivola dentro senza accorgersene e quando ormai si abituati (assuefatti) diventa difficile smettere. Sono proprio convinto che diano dipendenza. Io per primo faccio fatica a gestire in modo razionale il tempo che dedico a Twitter o a LinkedIn per esempio.
Fatta questa premessa, da cui si deduce come non sia un fanatico del social learning, penso che siano solo uno dei tanti percorsi che è possibile scegliere in un ambiente di e-learning. Ci sono alcuni casi in cui può addirittura controproducente (mi riferisco per esempio al training online in ambito aziendale), mentre può essere una scelta importante in alcuni ambiti specifici in cui la partecipazione dell’utente è importante.
Per concludere: non esiste una risposta univoca. E’ necessario fare sempre scelte consapevoli. Questo si.
L’e-learning potrebbe essere uno dei mezzi utili per emancipare i paesi meno sviluppati dal “dominio” di quelli industriali?
No.
Al massimo può essere uno strumento a supporto di politiche economiche e sociali che abbiano questo obiettivo. Fare sembrare l’e-learning, e in generale le tecnologie, come risolutive dei problemi del sottosviluppo è una mistificazione che fa sembrare semplici questioni complicate. E’ anche un modo per non assumerci le responsabilità che abbiamo come occidentali rispetto a quei paesi.
Che impressione ti fa un progetto come Wikipedia? La ritieni una realtà valida tramite cui diffondere un sapere collettivo e libero?
Mi impressiona il modello del progetto. Credo che non possa essere “clonato” tale e quale in ogni altro ambito. Nei settori, però, in cui ciò è possibile allora bisogna adottarlo. A costo di passare per utopisti.
La digitalizzazione dei libri secondo te rischia di mettere a dura prova l’editoria come è successo all’industria discografica con l’avvento dei file musicali digitali?
Si.
Come immagini la scuola del futuro? Libri di testo digitali gratuiti e liberamente aggiornabili di anno in anno? O rimane ancora un panorama fantascientifico molto lontano dai nostri giorni?
Bisogna distinguere due momenti: la fase di transizione attuale che potrà durare 5-20 anni e il futuro vero e proprio. Dal 2030 in avanti.
La fase di transizione attuale è inevitabilmente caotica e non mi permetto di fare previsioni (che sarebbero smentite entro sei mesi). Sul futuro vero e proprio credo che alcuni libri di testo (se ancora li chiameremo così) potrebbero essere gratuiti ma coesisteranno con testi commerciali.
Nonostante la contraddizione apparente mi sento di dire che la gente continuerà a comprare quel che saranno diventati i libri. Lo farà a partire da due caratteristiche principali: la qualità del contenuto e la relazione con l’autore (non con la casa editrice).
Attualmente, secondo te, cosa manca alla Scuola per poter comunicare efficacemente con quelli che vengono definiti “nativi digitali”?
Non soldi, non strumenti. La consapevolezza dell’importanza del rapporto con queste generazioni.
Mattia Marasco
riferimenti | www.elearningeinnovazione.org






