E se una nuvola cambiasse il mondo?

 

Forse molti non lo sanno ma nell’era della digitalizzazione di massa, quando tutto è plastica e chip c’è una “nuvola” che sta prendendo piede. Sì sì davvero, una “nuvola” indefinita e metafisica che porterà con se’ un cambiamento sociale senza precedenti.

Il Cloud (“nuvola” appunto) computing è “un insieme di tecnologie informatiche che permettono l’utilizzo di risorse hardware (storage, CPU) o software distribuite in remoto” (da Wikipedia).

Chi non ha capito alzi la mano.. vediamo se mi riesce semplificarlo: è la possibilità di elaborare, trasmettere, condividere e immagazzinare dati attraverso l’uso di Internet, in particolare di server condivisi (ad esempio grandi server internazionali come quelli di Google) che metaforicamente vanno a costituire una sorta di “nuvola” dalla quale attingere e alla quale inviare informazioni. (vedi: nostro articolo su Chrome OS o su Boinc)

Oggi mi è stato segnalato da Valentina (Twitter: @dileovale) un interessante articolo de La Repubblica proprio su questo argomento e in particolare sull’ottimismo che Eric Schmidt, detto anche “Mister Google”, ripone in questa straordinaria tecnologia:

“In due o tre anni sarà impossibile dimenticare, perdersi, annoiarsi, restare soli. Vivremo in un mondo più felice, più trasparente, conosceremo persone nuove e avremo più tempo da dedicare a noi stessi. Sarà, per la prima volta, una rivoluzione per l’intero pianeta e non solo per una piccola elite. Tutto grazie agli smartphone che avete già in tasca, ai tablet che si diffonderanno nei prossimi anni e ai super computer che formano quella nuvola digitale, il “cloud”, dove stiamo raccogliendo una grande quantità di informazioni”

Come già detto più volte in passato WikiCulture nasce per raccontare esattamente questo cambiamento e in parte riversa su di esso lo stesso ottimismo di Schimdt con un’osservazione: personalmente ritengo che senza un immediato progetto comune di media education da attuare il prima possibile nella didattica si vada poco lontano (opinione assolutamente personale).

Rimane senza dubbio il fatto che come i computer prima e i cellulari poi, il cloud computing molto probabilmente sarà realmente una tecnologia dirompente in grado di scuotere il nostro sistema di vita… e con esso anche quello economico, sociale e politico.

Come dice anche Mister Google siamo di fronte a “un’era straordinaria e spaventosa“, abbiamo il privilegio di viverne l’inizio, abbiamo il privilegio di buttare la basi di un futuro diverso, non sprechiamolo! Comincia un’epoca che ci imporrà di rivedere parte delle nostre certezze: la memoria, la pubblicità, la privacy, il sapere. Rimbocchiamoci le maniche e diamoci da fare!

Fidatevi leggete l’articolo!

Mattia Marasco

photo | gotcloud.net
image | seoguru.it

Autore
Blogger compulsivo e ideatore del progetto WikiCulture. Laureato in Media e Giornalismo con una tesi dedicata alla collaborazione spontanea e alla creazione condivisa nel web” ->
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  1. Grazie Mattia, articolo molto interessante, che tratta di un tema attualmente molto diffuso. Il Cloud Computing è senz’altro un paradigma di forte attenzione e interesse soprattutto per le aziende (per il momento), che stanno valutando se e come aderire ad esso per fruire dell’IT negli anni futuri. Oggi tutti parlano di Cloud Computing, ma è difficile dare una definizione breve e precisa che faccia comprendere le potenzialità del sistema. Oltre a questa che proponi “dell’ottimista” Schmidt, mi chiedevo se esistesse una definizione univoca, universalmente riconosciuta (e nel caso chi fosse la persona che l’ha coniata), una spiegazione facile che arrivi dritta al punto per capire “il paradigma” che potrebbe cambiare gli scenari nell’IT…

  2. Grazie a te…
    mmmhh la domanda è bella in effetti… per adesso ho trovato questi due link, non so se ti possono essere d’aiuto per quello che cerchi:

    - Cos’è il Cloud Computing? Interviste in italiano ai maggiori vendor del mercato
    http://www.areanetworking.it/category/cloud-computing

    - http://www.microsoft.com/italy/pmi/bpos/cloud.mspx

    …forse però già li avevi visti.

  3. Grz! molto interessanti. alcuni intervienti, sì, mi era capitato di vederli..ri-osservandoli mi convinco sempre più che troppi ne parlano, e pochi in modo davvero esaustivo e incisivo…ciao!

  4. vi ricordate il Centrex? bene… per spiegare cos’è il Cloud, l’AD di Siemens Enterprise Communications, secondo me ha usato un bel parallelo…guardatevi il video della sua presentazione fatta all’ultimo CeBIT di Hannover (minuto 4’ 10” circa) http://www.youtube.com/user/OpenCommunications#p/u/7/4j96asw_48Q

  5. Hai ragione! E’ un bel parallelo in effetti…

    Grazie mille della segnalazione!

  6. Io so una storia ben diversa da quella che raccontano sul Cloud Computing.

    La storia racconta che dopo l’avvento dei Personal PC i Mainframe sono stati buttati in cantina ad ammuffire e ad arruginire.

    Come sappiamo I Mainframe non sono eccellenti nel computerizzare ma efficenti ad immagazzinare dati e nel multitasking.

    Cosa e’ successo allora? L’IBM ne ha (aveva) centinaia di questi Mainframe invenduti e un migliaio in leasing presso i clienti che ha dovuto ritirare. Un capitale non indifferente da ammortizzare considerto che un singolo Mainframe costa $$$$$$$$$$$$$$$

    Penso che avete gia’ capito dove sto andando.

    L’IBM fu la prima ad uscirsene non col Cloud Computer ma col Remote Storage . . . . una strategia di marketing nel rivendere i Mainframe come NAS remoti.

    Considerato che il Mainframe e’ abbastanza versatile c’e’ chi ha riscritto in parte il Sistema Operativo adattandolo alle esigenze del Net Dot 2. Non dimenticatevi inoltre che c’e’ anche una distribuzione Linux che gira su Mainframe.

    Infatti nel Cloud Computing non e’ importante sapere il sistema operativo che gira, se per esempio, si caricano/scaricano files o musica o si ospita un sito web. L’interfaccia ci dice i files e le directories non con quale OS si sta comunicando. Per i Virtual Server o WTC sono stati semplicemente installati degli emulator.

    Tanto di cappello al Marketing che ha riciclato i Mainframe

    Come lo so? Questa e’ un’altra storia

  7. Grazie Mario è senza dubbio un punto di vista alternativo molto interessante! E da prendere in considerazione!

  8. Molto interessante l’articolo sul fenomeno e le sue implicazioni, e condivido l’opportunità di sviluppare la “media education” al riguardo…
    però aggiungerei insieme alla “social education”, intesa come un’educazione alla valutazione e alle scelte che ci si pongono di fronte al cambiamento tecnologico,
    perché le nuove potenzialità tendono a cambiare prospettive e costumi di vita che a mio avviso tendono oggigiorno ad essere o assimilati senza consapevolezza critica o rifiutati senza la dovuta riflessione…
    un esempio banale al riguardo, si profila che con le connessioni offerte dal cloud sarà impossibile “restare soli”, ma dietro a questa affermazione c’è un concetto sostenibile della solitudine?
    che nel concreto può significare ciò che affermavano fin dall’inizio i critici dei social network, per l’effetto “vita senza perimetro” dove l’avere centinaia di “amici” può far perdere la percezione della “vera” amicizia o innescare perimetri totalmente soggettivi che possono creare grandi sfasamenti di comunicazione sociale (es. chi lo utilizza come un gioco vs. chi lo prende seriamente),
    così come il piacere che si profila grazie alla geolocalizzazione, di poter “rivedere un amico che non vediamo da tempo”, dando per scontato che si dev’essere contenti di rivedere un amico che capitandosi dalle nostre parti non ci ha avvertito personalmente (un po’ come si diceva del “ritrovamento” dei vecchi amici e colleghi su Facebook, cosa che ha tolto valore alla coltivazione attiva delle relazioni, dando per scontato che sia normale e giusto perdere di vista cose e persone, come appunto si cita nell’articolo…)

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