Dobbiamo credere nella Media Education

(questo post non è informativo ma inaugura una nuova sezione del sito dedicata alla Media Education e vuole essere una semplice spunto di riflessione… per i dati e le statistiche c’è sempre tempo!)
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“Fare la guerra a Internet significa fare la guerra ai nostri figli: non possiamo impedire ai nostri figli di essere creativi, ma se criminalizziamo la tecnologia, rendiamo i nostri figli pirati e clandestini.”
Lawrence Lessig*

Ricordo una sera di circa tredici o quindici anni fa, in casa eravamo tutti elettrizzati anche se non avevamo capito bene per cosa esserlo; un amico di famiglia ci disse che veniva da noi per farci vedere Internet. Intercosa? Boh! “Ok vieni vieni, siamo qui“. Il tale portò un portartile dello spessore di quasi dieci centimetri con il mouse sferico incassato nel case… quella sera vidi la mia prima connessione ad Internet.

Circa sei anni dopo imploravo i miei di comprarmi un cellulare con scarsi risultati e usavo la Rete per documentarmi per le tesine del mio professore di Filosofia e per trovare le recensioni dei libri assegnati dalla Prof. di Italiano… troppo noiosi per essere letti davvero.

Oggi, otto anni dopo circa, ho uno smartphone, sono diventato blogger compulsivo, consulto Wikipedia tutti i giorni e ho dedicato la mia tesi di laurea alla collaborazione spontanea online… nel frattempo mio nipote di tre anni prende l’iPhone, lo sblocca, entra nell’AppStore e scarica il “gioco in cui si lanciano gli uccellini“. Sono stato decisamente più lento di lui!

Assistiamo ad una fase di passaggio, attraversiamo un periodo di profonda rivoluzione tecnologica e culturale, le informazioni e il nostro modo di fruirle si stanno digitalizzando. Tutto questo sta avvenendo “in rete” e la verità è che i “nostri” figli, i cosìdetti Nativi Digitali, sono abbandonati a se stessi. La mia generazione, che adesso ha poco più di vent’anni, ha vissuto il cambiamento da Cluedo a SuperMario, dai regoli alla lavagna interattiva. E’ in grado di percepire il valore di questi traguardi come i nostri genitori erano in grado di capire l’importanza di poter mangiare la pasta o il pane nel secondo dopoguerra. Ma i “nostri” figli saranno in grado di comprendere questo privilegio? Assolutamente no, la possibilità di connettersi e i device digitali a basso costo saranno per loro scontati come per noi oggi lo sono l’elettricità e l’acqua corrente in casa, sta a noi insegnare loro a capire il valore degli strumenti che si ritrovano tra le mani.

Dobbiamo credere nella media education e pretenderla dalle nostre istituzioni! Dobbiamo esigere che i “nostri” figli siano guidati in quella giungla chiamata Web e che vengano educati a fare un uso responsabile delle risorse che hanno a disposizione. Milioni di genitori sono incapaci di assistere i proprio figli nella scoperta della Rete, devono essere aiutati e affiancati in questo duro compito da persone competenti e formate. Attraversiamo un’epoca in cui forse è più importante che i “nostri” figli sappiano orientarsi (e tutelarsi) su Internet piuttosto che sapere che il periodo Cretaceo viene dopo quello Giurassico.

Una media education attenta, strutturata e a lungo termine è l’unica soluzione per tutelare le future generazioni e prepararle all’uso di strumenti con un potenziale senza precedenti nella Storia dell’uomo. L’esperienza e la consapevolezza sono il più grande regalo che potremmo fare loro per dargli la possibilità di cambiare il mondo.

Mattia Marasco

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(*dal convegno Il web e la trasparenza tra ideali e realtà, 11 marzo 2010, La stampa)

photo 1| By warsame90 (Flickr) [CC-BY-SA-2.0], via Wikimedia Commons
photo 2| By Bharti Foundation Communications (Satya bharti School) [FAL], via Wikimedia Commons

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About author
Blogger compulsivo e ideatore del progetto WikiCulture. Laureato in Media e Giornalismo con una tesi dedicata alla collaborazione spontanea e alla creazione condivisa nel web” -> Segui @mattiamarasco

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1 comment on this postSubmit yours
  1. Per comprendere l’opportunità che i nostri figli siano guidati ed educati ai media, devono comprenderla anzitutto gli adulti… Quindi la media education dovrebbe operare su tutte le generazioni, specie considerando che ormai l’uso di internet si è diffuso anche presso le generazioni mature, con grandi diversità di fruizione ma soprattutto di percezione: ad esempio nel peso assunto dalle azioni (per molti internet è una giungla dove le leggi non hanno scopo né valore), nello spazio e rilievo dato alle relazioni (mi è capitato d’imbattermi in gente che considera Facebook “un gioco” e dà per scontato che lo sia per tutti), nella costruzione delle identità e via dicendo…

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