YouTube, il sito di riferimento in tutto il mondo per i contenuti video, ha di recente cambiato pelle, riorganizzando i contenuti e l’impostazione grafica delle pagine. Un cambiamento che rende la piattaforma un po’ meno “amatoriale” e un po’ – anzi, molto – più simile ad un palinsesto di tipo televisivo. Cechiamo di capire come e perché YouTube è cambiato.
Forma e sostanza
Il cambiamento di forma della home page, è la naturale evoluzione di quello che si era già intuito da tempo: cioè che Google (che ha acquisito il “Tubo” nel 2006) sta sensibilmente cambiando il modello di business di YouTube, allo scopo di aumentarne la redditività, finora piuttosto scarsa. Infatti, nonostante i numeri fatti registrare dalla piattaforma – 3 miliardi di visualizzazioni al giorno e 48 ore di video caricate ogni minuto (Fonte: dailymotion) – l’impostazione precedente non era risultata abbastanza profittevole in rapporto a questi numeri record. Era perciò necessario aspettarsi un cambio di rotta da parte di Google, per ottimizzare YouTube e iniziarlo a “spremere” dal punto di vista economico.
Riorganizzazione dei contenuti per canali tematici
Il primo cambiamento sostanziale è che viene data meno importanza ai video amatoriali, per lasciare spazio a contenuti più strutturati. I video “più cliccati”, che prima erano automaticamente visibili nella home page, hanno ora una semplice sezione dedicata (“I più popolari”), presente tra le altre 18 categorie tematiche, tra cui musica, sport, motori e istruzione.
L’enfasi sui canali “ufficiali” trova motivazione nella ricerca di YouTube di avvicinarsi ai modelli di palinsesto TV e Smart TV. Come affermato dallo stesso Shishir Mehotra, product developer di YouTube: “Ci stiamo impegnando per unire il meglio della televisione con il meglio dell’online, in modo che si possa avere una programmazione regolare e ritornare sul sito più spesso […] la nuova home page dà la possibilità di scegliere i canali che più interessano l’audience e interagirvi in modi che erano impensabili per la TV tradizionale”. L’organizzazione dei contenuti, quindi, è funzionale sia per orientare l’utente nella navigazione, ma anche per monitorare i percorsi dei visitatori e individuarne i comportamenti di fruizione nel sito, allo scopo di adattare l’offerta pubblicitaria su di essi.
Pubblicità e Brand Channels
La pubblicità, difatti, è proprio il fulcro dei nuovi cambiamenti. Si era già notato con l’avvento delle (fastidiosissime) ads durante il caricamento dei video. E’ probabile che l’offerta pubblicitaria sarà sempre più “targetizzata” in base ai percorsi e alle preferenze dell’utente, in piena filosofia Google.
Lo si era capito anche quando Big G ha potenziato la comunicazione di YouTube per i Brand Channels, cercando di adattare le pagine brand alle esigenze di personalizzazione e integrazione con siti esterni delle aziende (come è avvenuto per le tab iFrame di Facebook) e puntando molto sul lato engagement e creazione di community intorno ai brand.
Industria dell’entertainment
Google ha investito molto anche per garantirsi la collaborazione di alcune star come Madonna e Jay-Z, oltre alla partnership con major come Disney ed editori quali il Wall Street Journal, allo scopo di creare contenuti appositi per l’audience di YouTube. Com’era lecito attendersi, le case di produzione cinematografiche e discografiche vi hanno visto una grande opportunità, corrose come sono dalla crisi del crollo di vendite dovuto al peer-to-peer e alla pirateria: ora tenteranno di “riappropriarsi” in parte del pubblico perduto e degli introiti mancati, potendo meglio convogliare visite (e le relative revenue) tramite un’organizzazione dei contenuti “ad hoc”.
Pressione della concorrenza: integrazione con Google TV e Google+
Si sa che Big G, nonostante il predominio sul mercato dei motori di ricerca, soffra in particolare la concorrenza dal lato web Tv e social network.
La diffusione delle smart TV spinge Google a trovare nuove vie per rimanere competitiva: il nuovo YouTube, andrà a generare contenuti che saranno presenti nell’offerta della futura GoogleTV, la piattaforma di smart Tv basata su sistema operativo Android, che permetterà all’utente di personalizzare il proprio palinsesto streaming (il lancio previsto in Europa è a inizio 2012).
Da segnalare anche l’integrazione con il social network Google+, tramite pulsanti di condivisione e l’introduzione delle playlist di video nei risultati di ricerca in Google+. Tutti piccoli accorgimenti per mantenere il passo con le manovre dei competitor Twitter e Facebook.
Dall’amatoriale all’entertainment
In conclusione, la riorganizzazione di YouTube è cosa piuttosto logica: essendo la piattaforma video più cliccata al mondo, sarebbe sciocco per Google non renderla profittevole al massimo. L’esigenza di “monetizzare” strutturando le piattaforme in modo da accondiscendere di più i fini dei brand è una pratica che coinvolge un po’ tutto il social web, come si evince anche dai recenti cambiamenti di Twitter.
Quello che lascia un po’ perplessi, è che viene meno quello per cui YouTube era nato ed è diventato popolare, ossia un piattaforma di contenuti “user-generated” caricati dagli utenti per gli utenti. La caratterizzazione amatoriale viene decisamente meno, per lasciar spazio a contenuti “entertainment”, avvicinando YouTube a logiche televisive di palinsesto e controllo dell’audience.
Fonti: Panorama, Corriere, Tech FanPage









