I 10 migliori progetti in crowdsourcing del 2011

 

Il 2011 è stato un anno particolarmente importante per il crowdsourcing: sono sempre di più i progetti che si ispirano o ricorrono a strumenti di economia collaborativa, sfruttando le nuove tecnologie e ampliando le possibilità di utilizzare il know-how della “crowd” per progetti sia in ambito profit che no-profit. Abbiamo stilato una classifica dei 10 migliori progetti che secondo noi meritano di essere citati, scusandoci se ne abbiamo lasciato qualcuno meritevole – per i quali vi invitiamo a dare contributi nei commenti, in piena filosofia crowdsourcing ;) – Ogni progetto ha un suo ambito specifico, che dimostra ancora una volta come l’economia partecipativa sia davvero uno dei pilastri futuri della nostra società.

1. La Costituzione islandese. Il crowdsourcing come strumento di democrazia.


E’ questa l’iniziativa che merita il primo posto assoluto: la bella lezione che arriva dall’Islanda, dove i cittadini hanno contribuito alla stesura della propria Costituzione (ne avevamo parlato qui!).

Dopo la forte crisi finanziaria del 2008, la popolazione del paese ha richiesto le dimissioni del governo, rifiutando di pagare i debiti accumulati dalle banche, che avevano scaturito il crack economico. Gli islandesi volevano cambiare “il sistema” e per farlo hanno ottenuto la possibilità di riscrivere completamente la propria Costituzione, in piena ottica “wiki”. La prima Costituzione 2.0 è stata realizzata in questo modo: mano a mano che i parlamentari scrivevano gli articoli, oltre a presentarli nelle sedi istituzionali, li hanno sottoposti al giudizio popolare tramite Facebook, Twitter, Flickr e Youtube. I cittadini hanno potuto commentare/criticare i vari passaggi, dare consigli e suggerimenti, esprimere “like” e condividere i work-in-progress le leggi sull’ambiente, la libertà di espressione, la trasparenza amministrativa. In un modo mai visto e concepito prima, i cittadini hanno potuto esprimere la propria voce in modo diretto, utilizzando il crowdsourcing come strumento partecipativo per la creazione di leggi fondamentali per il proprio paese.

2. La Rivoluzione egiziana. Il Crowdsourcing per scrivere la storia.

Durante le calde giornate della Rivoluzione Egiziana, la popolazione ha usato telefonini e smartphone per documentare e condividere con il mondo intero la corruzione e la violenza repressiva del regime. Per raccontare il proprio punto di vista, tre video-makers egiziani, hanno realizzato un film dal titolo ”The Good, The Bad, The Politician”. Uno dei tre video maker, Amr Salama, ha lanciato un appello su Twitter per raccogliere contributi utili al suo girato. All’appello hanno aderito in moltissimi: Amr ha raccolto qualcosa come 300 GB di filmati, raccolti tra la migliaia di civili egiziani che volevano documentare quanto stavano vivendo.

Il crowdsourcing come mezzo per documentare e raccontare la Storia in tempo reale, dimostra che non ci solo più solo giornalisti e anchorman che diramano le notizie, ma anche gli stessi cittadini coinvolti, che diventano voce dell’attualità, e che sono in grado di raccontare al mondo intero la storia “dall’interno”, in uan prospettiva completamente nuova. I nuovi media, uniti all’abilità di film-makers semi-professionisti, dimostrano come il giornalismo partecipativo è destinato per sempre a cambiare la fruizione e la diffusione di notizie.

3. ShinyNote. Il Crowdsourcing per il sociale.

ShinyNote è il primo social network etico in Europa, nato per dare visibilità ad iniziative sociali, ma soprattutto per raccogliere fondi finalizzati a finanziare progetti di volontariato e di organizzazioni no-profit. Al motto di “abbraccia la mia storia”, ShinyNote fa incontrare domanda e offerta di volontariato, mettendo in contatto tutte quelle persone a cui piace devolvere il proprio tempo alle iniziative sociali e all’aiuto per gli altri. Gli utenti possono iscriversi e raccontare la propria storia, invitando gli altri a supportarla anche attraverso finanziamenti, oppure presentare un vero e proprio progetto no-profit che richiede un budget da raggiungere ben definito. Anche aziende e organizzazioni possono creare il proprio profilo e far conoscere i progetti sociali in cui sono coinvolti, sia per ottenere visibilità e condivisione, che per raccogliere fondi: ShinyNote di fatto, è una vera e propria piattaforma di crowdfounding on-line.

4. Life in a Day. Il Crowdsourcing per raccontare la vita sulla Terra.

Life in a Day è un esperimento cinematografico collettivo nato da una collaborazione tra Youtube, l’azienda LG e i registi Kevin Macdonald e Ridley Scott. L’esperimento in crowdsourcing è stato lanciato chiedendo agli utenti di filmare una giornata della propria vita, appello al quale hanno risposto oltre 80.000 persone che hanno contribuito con 4.500 ore complessive di filmati. I contributi sono stati accuratamente selezionati e montati dai registi, con risultato finale di un lungometraggio di 90 minuti che mostra una panoramica sulla vita quotidiana ai quattro angoli della terra: emozioni, storie di vita quotidiana, storia di città, di natura, di relazioni personali di migliaia di persone. Dopo esser stato presentato al Festival del Cinema di Berlino e ad altre manifestazioni cinematografiche internazionali, il 24 luglio 2011 “Life in a Day” è sbarcato integralmente e gratuitamente su Youtube, sottotitolato in 25 lingue. (tra i primi e gli unici a parlare del suo arrivo in Italia, qui)

5. Userfarm. Il Crowdsourcing per creare ogni tipo di contenuto video.

TheBlogTV è la social media company che utilizza il crowdsourcing per creare valore coinvolgendo e attivando le community grazie alle potenzialità del web partecipativo. La sua piattaforma internazionale per il video crowdsourcingUserFarm , permette di realizzare attraverso un network di oltre 30000 videomaker, una vasta gamma di contenuti video adatti per il web e per la televisione. Attraverso Userfarm si può accedere ad un bacino internazionale di creativi che vengono coinvolti nella realizzazione un’ampia gamma di prodotti video, dall’advertising alla TV. Tramite la call for video i brand, le agenzie di comunicazione, i broadcaster e i publisher possono ingaggiare tutto il network di videomakers, oppure rivolgersi solo ai ”Pro”, gli artisti particolarmente abili selezionati dal team di Userfarm in base al talento e alle competenze.

Usefarm è un grande laboratorio in cui gli amanti e i professionisti delle produzioni video possono partecipare alle gare creative e ai progetti proposti realizzando contenuti originali in cambio di guadagni, esperienza e notorietà. Il vantaggio per il cliente è quello di poter accedere a una fonte di creatività illimitata, in grado di produrre video di qualità molto elevata, brillanti e creativi, a costi ridotti rispetto ai canali tradizionali di produzione. Sono tantissimi gli ambiti di applicazione del video crowdsourcing, tutti raccontati sul sito web della social media company TheBlogTV e sul blog del network dei videomaker. Ecco alcuni esempi: Top 5, il programma tv realizzato insieme a RAI 5 per il quale si sono raccolti i contributi video attraverso il sito web dellaRAI; il caso di Lady Gaga, che ha deciso di far realizzare dai propri fan uno spoof del suo singolo “born this way”, un’attività che Userfarm ha svolto in collaborazione con l’agenzia Vankes per l’evento di Polydor & Samsung;Disney France, che per promuovere l’uscita della riedizione del Re Leone in dvd, ha organizzato un concorso video in cui i partecipanti dovevano reinterpretare una scelta cult del film.

6. Crowdengeenering. Il Crowdsourcing come strumento di business.

Crowdengineering è una start-up tecnologica operante nel settore dei servizi che ha sviluppato un approccio tutto nuovo al crowdsourcing, applicando le tecniche di web collaborativo e le capacità di produzione della “crowd” ai processi aziendali di piccole e grandi aziende.

Con piattaforme come CrowdForce e Crowd4Any le aziende possono coinvolgere i clienti esistenti o collaboratori esterni nel processo di sviluppo prodotti, sviluppo processi e assistenza clienti, riducendo significativamente i costi ma aumentando allo stesso tempo la customer satisfaction. A dimostrazione che la collaborazione partecipata e il know-how dei clienti avranno sempre maggior peso nelle innovazioni di prodotto e nelle strategie di business.

7. Refresh your world. Il Crowdsourcing per realizzare progetti nel territorio

Migliora il tuo Mondo” è l’iniziativa di Pepsi Italia rivolta ai giovani italiani chiamati a proporre idee per rendere il mondo un posto migliore; le proposte più interessanti sono finanziate e trasformate in progetti concreti. L’iniziativa Migliora il tuo Mondo non solo esprime in maniera semplice ed efficace i paradigmi del crowdsourcing, ma anche perchè premia la fiducia e la creatività dei giovani italiani.

Le tre idee che si sono aggiudicate la vittoria del concorso permetteranno a molti giovani italiani di poter godere di nuove infrastrutture per trascorrere il tempo libero e forniranno un’opportunità per migliorare la loro vita quotidiana lavorativa o personale. I progetti che saranno realizzati comprendono: un campetto di calcio in un piccolo paese dove mancano strutture ricreative; un percorso formativo di livello avanzato per i manager di piccole e medie imprese siciliane a Catania sviluppare l’economia del territorio attraverso la formazione di giovani imprenditori; l’allestimento permanente della Chiesa sconsacrata di S. Agostino a Massafra in provincia di Taranto, al fine di colmare la mancanza di spazi per attività culturali che saranno realizzate grazie al supporto di associazioni attive sul territorio.

8. The Guardian OpenNews. Il Crowdsourcing per un giornalismo di qualità.

Dal 13 ottobre 2011 il Guardian ha ufficialmente aperto a tutti i lettori i processi di elaborazione delle news e rende possibile per la prima volta un’attività di collaborazione fra reporter e lettori. Tutti i lavori della redazione vengono resi pubblici dai giornalisti che se ne stanno occupando. I lettori interessati possono seguire il processo di selezione e creazione dell’agenda delle news e offrire il proprio contributo sul social network twittando con l’hashtag (parola chiave) #opennews. I lettori possono anche inviare messaggi ai singoli giornalisti attraverso l’account Twitter personale di ognuno di loro. L’innovazione sta proprio nel permettere ai lettori di contribuire attraverso consigli e suggerimenti alla diffusione delle notizie, e di conseguenza, di aumentare la qualità del giornalismo in generale.

9. Grow the planet. Il Crowdsourcing per la sostenibilità ambientale.

Grow The Planet (il nostro articolo di qualche mese fa) è il social network “made in Italy” rivolto agli amanti della coltivazione e del giardinaggio, ma nato anche per sensibilizzare gli utenti ad uno stile alimentare più sano e “green”. L’obiettivo è coinvolgere anche i non amanti della coltivazione fai-da-te ad aprirsi alla creazione di un orto personale ed acquisire una cultura alimentare salutare, contribuendo a migliorare l’ambiente circostante. Su Grow The Planet gli utenti possono iscriversi e segnalare il proprio orto, oltre a compilare un “garden journal” per registrare i progressi delle colture e organizzare le attività.

Inoltre, ed è qui il lato più “wiki”, il social network mette a disposizione alcuni strumenti che favoriscono lo scambio del raccolto “in eccesso”, di fatto creando una community di coltivatori diretti che collaborano tra loro, favorendo la pratica dei raccolti “a km zero”. E poi, il sito raccoglie le segnalazioni degli utenti sulla crescita degli ortaggi e sulle condizioni climatiche, alimentando una banca dati a disposizione di tutta la collettività. Il crowdsourcing è utilizzato come strumento per la creazione di dati, ma soprattutto per la diffusione di buone pratiche nell’agricoltura e nel rispetto del territorio.

10.Decoro Urbano. Il Crowdsourcing per la cittadinanza attiva.

Decoro Urbano è un social network italiano nato per segnalare e condividere le situazioni di degrado, disagio e cattiva manutenzione nelle città, allo scopo di sensibilizzare la cittadinanza al miglioramento dell’habitat cittadino e del vivere civile. I Comuni, una volta registrati nella piattaforma, diventano “attivi” e iniziano a ricevere le segnalazioni dei propri cittadini. (Qui il nostro articolo di Settembre)

Per gli utenti, basta avere uno smartphone e scaricare l’app di Decoro Urbano: una volta sul posto, grazie ai sistemi di geolocalizzazione, le persone possono fare fotografie e lasciare commenti sulla determinata area in cui si trovano, segnalando problemi relativi a rifiuti, vandalismo, incuria, dissesti stradali, segnaletica e affissioni abusive. Il sistema è “open data”, ossia i dati sono di dominio pubblico e visibili da tutti, anche al di fuori del comune di segnalazione, all’insegna della massima trasparenza. Ad oggi Decoro Urbano conta oltre 8.000 Comuni attivi, per un totale di 425.000 cittadini che possono collaborare al decoro urbano. La cittadinanza attiva e il dialogo diretto con la Pubblica Amministrazione, sono i pilastri del crowdsourcing per la qualità della vita e dell’ambiente che ci circonda.

 

Fonti: SkyTg24, Crowdsourcing Network, Tiragraffi, The Guardian, WikiCulture, Androidiani

Autore
Simone si occupa di Marketing e Comunicazione per un'azienda di IT e tecnologie wi-fi e cura un blog tutto suo. Appassionato di Marketing a 360° gradi, si è avvicinato da poco al mondo del Crowdsourcing e ne è rimasto decisamente folgorato.
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  1. il prossimo 21 marzo 2012 sarà on line un nuovo sito dedicato all’abbigliamento http://www.pollege.com – Pollege! fashion brand realizzato in crowdsourcing.

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  • December 13, 2012 14:45

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  • November 26, 2012 10:30

    cheFare, il mio voto a #WikiLovesMonuments http://t.co/DwSGKJ6G

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    I compiti a casa? Via Facebook! http://t.co/QCW9XFTs si è possibile e qualcuno già lo fa. Dobbiamo credere nella Media Education!

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