Non tutte le religioni professano una fede divina, intesa come entità superiore che governa le leggi della terra. Alcune hanno un credo un po’ diverso: è il caso del Kopimismo, la religione del “copia e incolla”, fondata in Svezia e da qualche settimana riconosciuta dal governo di Stoccolma come culto legale.
Il credo professa più o meno così: “Credo nella moltitudine dell’informazione, santa, e accessibile a tutti, credo nel copia-incolla; al libero scambio di canzoni, filmati e documenti”. Okay a me fa un po’ venire in mente il “Credo nelle rovesciate di Bonimba…” di Stefano Accorsi su Radio Freccia, anche se, a parte gli scherzi, gli adepti del Kopimismo sembrano prendere sul serio questa religione, tanto da aver lottato per più di due anni allo scopo di vederla riconosciuta ufficialmente.
E infatti, a ben vedere, dietro a quella che può sembrare una notizia divertente e anche un po’ surreale, si cela un’idea di fondo molto interessante, motivo per cui non potevamo non parlarne qui su Wikiculture.
L’informazione è considerata sacra, e la copia il suo sacramento. Copiare, infatti, moltiplica il valore dell’informazione, che così può liberamente diffondersi, insieme alle idee e ai messaggi che contiene. I capisaldi della missione evangelica sono “copiare e distribuire” e “conoscenza disponibile per tutti“. Questo è il messaggio che vogliono far passare, preso direttamente dalla pagina Italiana del sito (www.copimismo.it)
“Kopimi dalla parola “copiami” è un invito a copiare. Kopimi è la definizione di un atteggiamento delle forme di vita, animate dal desiderio di copiarsi e copiarsi. […] La vita come noi la conosciamo nasce con la capacità della molecola del DNA di duplicare se stessa. Tale processo è l’elemento fondamentale della vita, della natura; e il DNA è in realtà solo un vettore informazione, un risultato di segmenti molecolari che determinano ciò che siamo diventati. La riproduzione è la condizione stessa per la divisione cellulare e per la vita nelle forme che conosciamo […] La copia è l’elemento fondamentale per la vita e gira costantemente attorno a noi. Le informazioni condivise forniscono nuove prospettive e generano nuova vita”.
Abbiamo anche il messaggio profetico del messia del Kopimismo, una sorta di Cristo informatico in negativo, che inneggia le parole sacre: CTRL+C e CTRL+V
C’è da dire che in Svezia la legislazione permette di dare lo status di religione a qualsiasi credo, cosa che ha permesso di rendere ufficiale la religione del copia-incolla. C’è anche da dire, però (e qui sta il paradosso) che nonostante il credo sia stato riconosciuto, la legge svedese continua a ritenere illegale il file sharing: si innesca quindi un conflitto, che sicuramente porterà comunque a perseguitare chi viola i copyright seppur professante (e praticante) del Kopimismo.
E qui il ragionamento ci riporta in Italia, dove la vicenda è piuttosto calda, come avrete letto a proposito delle richieste della SIAE di far pagare i trailer cinematografici pubblicati su blog e siti, fino alla possibilità di arrivare anche ai profili dei social network (ne abbiamo parlato qui). La domanda che ci si poneva era: perché limitare la diffusione di un materiale pensato per essere “promozionale” andando contro gli interessi stessi di chi ha creato quel materiale? Quello alla libera condivisione delle informazioni non è esso stesso un diritto alla pari di quello d’autore?
Ecco che, allora, le considerazioni fatte si ricollegano al fenomeno svedese del Kopimismo: dato che la creatività non nasce mai da zero, ma (come avevo scritto anche nel mio blog) mette insieme cose già esistenti in modi originali, creando nuove connessioni e associazioni tra idee derivanti da diversi domini della conoscenza, tutto ciò che pone un limite alla condivisione di materiale, è anche un limite alle possibilità creative dell’uomo e un limite alla conoscenza collettiva, sia essa sottoforma di testo, musica o immagini.
In conclusione, il Kopimismo, seppur possa sembrarci piuttosto strambo, nasconde un’idea di fondo che è alla base dell’innovazione e del cambiamento sociale, il quale va perseguito sganciandosi dalla tutela di interessi economici (sottoforma di copyright) per arrivare a perseguire interessi collettivi, derivanti dalla diffusione delle informazioni e da una conoscenza sempre più ampia, dalle quali, a sua volta, derivano la consapevolezza e la libertà degli individui.
Fonti: Punto Informatico, Corriere





