Scuola e innovazione. Imparare dalla Khan Academy

Non è una novità il fatto che la scuola pubblica, nonostante gli sforzi, non riesca ad innovarsi ed introdurre nuovi metodi di insegnamento. Le ragioni sono da ritrovare senz’altro nella mancanza di finanziamenti: i continui tagli dei governi (perlomeno in Italia) non creano un clima favorevole al cambiamento. Sembra addirittura che in alcune scuole i contributi delle famiglie siano superiori a quelli dello Stato, il che fa capire in che situazione siamo.

A mio avviso, però, non è soltanto la questione economica che tende a mantenere uno status quo, ma anche e soprattutto di mentalità. È impossibile non considerare il cambiamento tecnologico e il suo impatto sulle vite degli studenti negli ultimi anni; è altresì impossibile continuare a credere che un sistema scolastico creato decenni fa sia ancora il più valido tra le alternative possibili.

Una recente indagine mostra che l’utilizzo di internet nelle scuole italiane è il più basso in Europa, anche a causa – sentite bene – del coinvolgimento degli insegnanti nelle attività on-line. Alcune scuole ci hanno provato, introducendo delle innovazioni tecnologiche per stare al passo coi tempi, come il Liceo Lussana di Bergamo, uno dei primi in Italia ad introdurre l’iPad come ausilio alla didattica. A quanto pare i risultati sono stati buoni, soprattutto per la motivazione dei ragazzi, che si sentivano maggiormente coinvolti rispetto ai metodi classici di insegnamento.

Parlando di Media Education, mi ricollego anche alle considerazioni fatte da Mattia Marasco in un nostro precedente post, dove si sottolineava la necessità di educare i ragazzi ad un uso responsabile del web. Cioè, va fatto capire che internet non è fatto soltanto per “socializzare”, ma si può anche apprendere, fare didattica, integrandolo ai metodi classici di insegnamento. Nel senso: non esiste soltanto Facebook (vi assicuro avendo un “teenager” in casa, che l’80% del tempo di navigazione dell’adolescente medio è passato su Facebook). Internet, se ben utilizzato, può essere un canale formidabile per l’educazione dei ragazzi.

Non è un caso, che Apple abbia intuito le potenzialità dei propri prodotti per l’insegnamento, applicando promozioni per l’acquisto a fini educativi, come non è un caso che YouTube abbia visto un’enorme opportunità nella Media Education e abbia dedicato un’intera sezione ai video con contenuti didattici di varie discipline e di diverso livello di istruzione, sapendo di essere – già da tempo – un canale usatissimo per fruire di contenuti multimediali didattici, creati sia da “colossi” come National Geographic, sia da utenti semi-amatoriali che, con il tempo, hanno saputo guadagnarsi una reputazione incredibile.

E’ il caso di Salman Khan, un ingegnere che nel 2004 ha iniziato a registrare video con lezioni di matematica per aiutare la propria cugina, che evidentemente aveva difficoltà con la materia. Resosi conto della potenzialità di quello che stava facendo, ha iniziato a caricare pubblicamente i video su YouTube. Da allora, Khan ha realizzato oltre 2.700 video tutorial spaziando dalla matematica, alla storia, alla finanza, alla chimica e all’astronomia, raggiungendo un numero altissimo di visualizzazioni.

Nel 2009 ha deciso di lasciare il proprio lavoro per dedicarsi a tempo pieno a questa attività, fondando la Khan Academy, un’organizzazione no-profit con il mirabile scopo di migliorare e rendere accessibile a tutti l’educazione, in modo completo e, soprattutto, gratuito.

Gli studenti possono utilizzare liberamente il vasto archivio di lezioni ed esercitazioni, accedendo via web da qualsiasi posto del mondo. I video sono pensati proprio per un tipo di apprendimento individuale: ovviamente, possono essere visti e rivisti più volte, ci sono esercitazioni mirate, e c’è addirittura un sistema che misura il grado di avanzamento nell’apprendimento. I genitori e gli insegnanti possono avvalersi dello strumento per monitorare i progressi dei ragazzi, grazie ad una completa suite di statistiche.

E’ interessante anche il fatto che ogni studente può seguire un percorso personalizzato sulla base dei risultati ottenuti e delle proprie capacità. Secondo me è questo il grande passo avanti rispetto al classico sistema di apprendimento “standardizzato”, che porta inevitabilmente a creare squilibri e situazioni che sono sempre meno recuperabili in termini i rendimenti. Pensate un po’: tutti studiano la stessa materia, ma ognuno seguendo il proprio “ritmo” e i propri interessi, che potrebbero paradossalmente portare a raggiungere risultati migliori per quegli studenti che normalmente hanno voti più bassi degli altri.

Inoltre, il metodo Khan è interessante anche dal punto di vista della gamification: c’è un sistema di punteggi e badge da sbloccare, che aggiunge all’apprendimento anche quel pizzico di divertimento e competizione che motiva ulteriormente i ragazzi.

Tornando in Italia, quello che voglio dire è che i video della Khan Academy (o di qualsiasi altra fonte) potrebbero tranquillamente essere visti in classe, e adottati come integrazione alle lezioni “classiche”, di materie come scienze o matematica, ad esempio.

Certo, in Italia rimane l’ostacolo della lingua inglese, ma pensate quali possibilità potrebbero aprirsi accogliendo e/o integrando percorsi di apprendimento individuale (sempre fatti in classe) che si affiancano a quelli tradizionali. Potrebbero esserci ore dedicate allo studio generale della materia e ore dedicate al singolo ragazzo; potrebbero innescarsi meccanismi virtuosi per cui sono gli interessi stessi degli studenti a “guidare il corso” e non viceversa; ci potrebbero essere metodi differenti di valutazione (un sistema a classifiche, oppure pensate: il più bravo della classe non è quello che ha avuto sempre il voto massimo, ma quello che ha avuto il progresso maggiore, e così via).

Sto certamente fantasticando, e non starò qui ad elencare tutte le barriere al cambiamento del sistema (pensiamo soltanto alla necessita di avere un pc per ogni studente). Ma parlarne e immaginare non costa nulla. E voglio dire al genitore che sta leggendo, che se vostro figlio ha i voti bassi non è perché è più “ignorante” degli altri (ebbene sì, i genitori pensano anche questo), ma perché si adatta meno ad essere valutato secondo i canoni classici di insegnamento, che lasciano fuori talento, potenzialità e creatività.

Guardate e riguardate questo video. Poi, se volete, dite pure la vostra ;)

Immagine anteprima YouTube

Fonti: Lab VodafoneKhan AcademyPianeta Ebook

About author
Simone si occupa di Marketing e Comunicazione per un'azienda di IT e tecnologie wi-fi e cura un blog tutto suo. Appassionato di Marketing a 360° gradi, si è avvicinato da poco al mondo del Crowdsourcing e ne è rimasto decisamente folgorato.

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2 total comments on this postSubmit yours
  1. Sono un insegnante di scuola media e, dopo aver letto l’articolo di Wired dedicato a Kahn Academy, ho creato un canale di youtube che si chiama Scuolainterattiva: http://www.youtube.com/user/ScuolaInterattiva
    In questo canale inserisco video di pochi minuti che contengono le mie lezioni del mattino riassunte con l’ausilio di mappe concettuali.
    I miei alunni apprezzano e, dal crescente numero di accessi, mi pare che anche altri comincino ad apprezzare.
    Il mio prossimo abiettivo è far studiare le mappe a casa e, in classe, approfondire e personalizzare l’apprendimento.

  2. Grazie della bella testimonianza Paolo, che conferma quando detto anche da noi nell’articolo…

    In bocca al lupo per il suo progetto ;)

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