Abbiamo già parlato di scrittura in crowdsourcing con il progetto SIC (Struttura Individuale Collettiva), che aveva dato origine al primo romanzo scritto a 200 mani.
Abbiamo anche accennato a The Guardian OpenNews, la bella iniziativa del quotidiano inglese che ha aperto le porte (virtuali) della redazione al contributo dei lettori, che ora possono conoscere gli argomenti che verranno pubblicati e dare consigli e suggerimenti ai reporter che se ne occupano, così da produrre notizie di maggior qualità e interesse.
Un’iniziativa che fonde l’anima della scrittura collettiva al citizen journalism dei grandi quotidiani, è sicuramente quella de Il Sole 24 Ore, che grazie all’idea di Emanuela Bellotti, ha dato il via a un progetto di scrittura collettiva all’interno del blog 24Letture.
L’idea di fondo è molto semplice: più cervelli creano meglio di uno solo, e se tante persone partecipano alla stesura dello stesso libro, c’è più probabilità che escano idee originali, e quindi, un prodotto di maggior valore.
Anche le modalità per realizzarlo sono incredibilmente facili: il testo “in progress” è su un Google Docs, basta fare richiesta ed essere ammessi alla modifica del testo. Chi entra nel documento deve leggere i capitoli scritti dagli altri e procedere con la scrittura del proprio. Una volta terminato il primo round di contributi, si procede alla votazione del capitolo migliore, e così via, fino alla fine del libro. Quindi anche il processo di filtraggio dei contenuti è auto-creato dagli utenti.
Quali sono le note interessanti?
Beh, innanzitutto vedere come si evolve un processo di creatività condivisa, dove ognuno prende stimoli e idee dagli altri e li integra con le proprie, in piena ottica “Open”. Quante volte abbiamo immaginato finali alternativi per un film o un libro, dopo che l’autore ci ha lasciato a bocca asciutta e ci aspettavamo qualcosa di diverso? Qui, ognuno può proporre il proprio “finale”, e il risultato sarà per forza il migliore, o comunque il più apprezzato. Quindi la partecipazione apre le porte alla qualità dei contenuti, che nell’era dell’informazione frammentata e massiva, è fondamentale per distinguersi e soprattutto per mantenere lettori.
Poi, è un bel modo per gli scrittori in erba di farsi notare. Qualcuno particolarmente talentuoso potrebbe essere “ingaggiato” da una casa editrice. D’altronde succede spesso (anche nella musica, vedi il caso Lana Del Rey) che il talento venga scovato tramite video o produzioni di natura amatoriale che hanno riscosso il successo dell’audience web.
E infine, è piacevole notare che sempre più testate giornalistiche “tradizionali” stanno iniziando – tramite piccoli esperimenti - ad abbracciare un’ottica partecipativa nella creazione di contenuti, sia letterari che giornalistici, sgretolando il muro che tiene separati produttori e fruitori di contenuti. D’altronde, siamo o no già da un pezzo nel 2.0?
E allora, avanti su questa strada!






Renè
12 marzo 2012
Interessante, ma esistono esperimenti già più evoluti come protagonize.com o la semisconosciuta storybroad: http://www.storybroad.com
Eve
18 maggio 2012
mah se è una semplice staffetta non si tratta di scrittura collettiva, per quanto evoluti possono essere gli strumenti di selezione…