Al tempo degli e-book, dei lettori Kindle, e di gigabyte di pagine stipati in sottilissimi prodotti hi-tech, il fascino della lettura su carta sembra rimanere intatto. Perlomeno per coloro che ancora credono che un libro non sia misurabile solo in termini di spazio fisico occupato, ma soprattutto, nelle emozioni che è in grado di suscitare in chi lo legge.
Per me, smartphone-dotato e internet-addicted, il libro stampato rimane un oggetto cult. Adoro ancora distaccarmi da uno schermo per immergermi nelle pagine di un racconto, annusarne il profumo della carta, fermarmi a pensare e a riflettere rigirando il libro tra le mani. Personalmente, credo che il libro sia fondamentalmente erotico (nel senso “spirituale” del termine), oggetto desiderabile che in sé contiene immaginazione e piacere, il cui rapporto libro-lettore è dominato da sensazioni che – lasciatemelo dire – un freddo e tecnologico tablet non sarà mai in grado di dare.
Questo prologo “romantico” (ok, dite pure demodè) mi serviva per introdurre l’argomento del post: il Bookcrossing.
Il Bookcrossing è una pratica piuttosto diffusa, che consiste nell’abbandonare libri per le strade, nella natura, oppure in luoghi appositamente adibiti, al fine di farli ritrovare da qualcun altro, uno sconosciuto lettore che, incuriosito, prenderà il libro per leggerlo e successivamente, potrà abbandonarlo di nuovo al suo destino.
La filosofia del bookcrossing si fonda principalmente sull’amore per la lettura, ma contiene in sé un allure di fascino nell’immaginare pensieri che si incrociano nel passaggio fra mani di sconosciuti, nel donare all’anonimo passante un libro che per noi ha significato molto, nella speranza che possa cambiare anche la vita della persona ha deciso di raccoglierlo e portarlo a casa.
Il bookcrossing non è una pratica nuova, anzi, esiste da molti anni. Ma ha preso talmente piede che sono moltissime le iniziative per organizzare spazi di scambio, sia reali che virtuali. E’ di pochi giorni fa la notizia che a New York hanno pensato di riutilizzare le vecchie cabine telefoniche abbandonate per adibirle al booksharing. Ognuno può tranquillamente entrare, lasciarvi un libro, prenderne un altro.
Ma sono altrettanto numerose le community virtuali e i portali di booksharing che permettono di scambiare libri con persone in tutto il mondo, come ad esempio Bookcrossing.com e Bookcrossing-Italy.com e singoli progetti come Libri Liberi e PassaLibro, iniziativa organizzata da Rai Radio3.
In certi casi, come su Bookcrossing.com, è possibile etichettare il proprio libro con un codice che permette di tenere traccia del percorso del proprio libro di mano in mano, di paese in paese.
Perché il bookcrossing è una buona pratica?
- Prima di tutto perché è una pratica di condivisione, completamente gratuita e senza alcun interesse economico. Una di quelle iniziative che ci piacciono di più insomma, mai destinate a passare di moda.
- Poi, perché alimenta il fascino della lettura cartacea, che secondo alcuni è destinata ad un lento declino, sostituita dagli e-book e dai tablet, e dalla crescita del mercato dell’editoria digitale. Al proposito, qualche giorno fa si è tenuto ad Empoli un evento – dal titolo emblematico – Bye Bye Book, sul quale ci sarà una bel post di Mattia Marasco nei prossimi giorni.
- Infine, perché è un buon modo per accedere a libri poco conosciuti ma di alta qualità, quelli che non trovi nelle librerie. Come dice l’amico Matteo Bianconi in questo piccante articolo, infatti, le case editrici vanno sempre più incontro ai gusti del lettore medio per mantenere le vendite a livelli accettabili. In questo modo avvicinano sì nuove persone alla lettura, ma si abbassa – e di molto – la qualità e la varietà dei contenuti in commercio.
Allora, ecco che il bookcrossing è un ottimo modo per entrare in possesso di libri dimenticati, libri di autori sconosciuti, libri che mai troverete allo store della Feltrinelli o al centro commerciale, libri che forse non sono mai neanche stati in vendita. Ma tra i quali può nascondersi una perla inaspettata, un racconto in grado di cambiarvi la vita, o se non altro, almeno la giornata.
Fonti: Bookcrossing, BrandForum, Cultura Blogosfere






