Io wiki. E tu? – Intervista ad Andrea Zanni

La nostra intervista ad Andrea Zanni, Responsabile Wikimedia Italia per Wiki Loves Monuments, un bellissimo progetto arrivato da poco in Italia di cui vi abbiamo parlato qualche settimana fa (leggi il post). Noi di WikiCulture ci impegniamo a promuoverlo perché lo riteniamo di particolare importanza per il nostro paese e soprattutto per il nostro patrimonio culturale… intanto siamo felici di pubblicare la nostra chiacchierata con un wikipediano per eccellenza, il secondo qui su WikiCulture dopo Frieda Brioschi.

Cosa significa per te “wiki?
Wiki significa tante cose: per me è un vero e proprio paradigma, con i suoi limiti ed i suoi vantaggi. Prima di tutto, wiki è l’idea che chiunque possa dare il proprio contributo, che esistono competenze diverse, ognuna con la propria dignità e utilità, che la passione e il volersi divertire spesso sono motivazioni enormemente migliori dei soldi. Poi c’è un pensiero che mi piace molto, e che ho provato a disegnare qui, ed è quello che se tu crei una piattaforma in cui è facile dare il proprio contributo la gente lo farà, e questa è una delle cose migliori che puoi fare, costruire grandi progetti in cui ognuno può gettare sassolini di buona volontà e rendersi utile (e non a caso da un po’ se n’è accorta anche la scienza, con risultati strordinari, vedi Zooniverse). Infine, wiki vuol anche dire che tutto può essere perfettibile e correggibile, che la perfezione non esiste, ma si può sempre migliorare.

Recentemente Wikimedia Italia ha portato nel nostro Paese il progetto Wiki Loves Monuments, un concorso fotografico per valorizzare il nostro patrimonio culturale su Wikipedia. Ci puoi spiegare meglio in cosa consiste l’idea e come nasce?
L’idea di Wiki Loves Monuments (che chiameremo amichevolmente WLM da ora in avanti) è molto semplice. Si tratta di un concorso fotografico, sia a livello nazionale che internazionale, per fare foto del patrimonio culturale che ci circonda, e metterlo a disposizione liberamente su Wikipedia, per tutti.

Per adesso come sta andando l’iniziativa? Trovate delle difficoltà nel far capire l’intento del progetto?
Per adesso, a 5 mesi dall’inizio dell’iniziativa, sta andando molto bene, siamo molto contenti che i media siano interessati alla questione. L’intento del progetto è molto semplice e condivisibile: chi avrebbe da ridire sul portare contenuti culturali di qualità su Wikipedia? E’ uno dei classici giochi win win che ci piacciono molto, perché tutti abbiamo da guadagnar(ne): le istituzioni ottengono la possibilità di essere più presenti su Wikipedia ed anche di fare sbirciare i loro tesori, Wikipedia (e quindi tutti i suoi lettori) si arricchisce di immagini e di qualità. Più difficile spiegare gli ostacoli che il progetto incontra (a livello legislativo) e le motivazioni che ci sono dietro. Cosa vuol dire “libero”? Cosa sono le Creative Commons? Perché siete fissati con le licenze libere? sono tutte domande legittime ma che richiedono risposte non immediate.

La vostra è una community molto forte, forse una delle più radicate, cosa spinge un “wikipediano” a impegnarsi nel realizzare progetti quali possono essere Wikipedia o Wikimedia Commons?
Il divertimento. Come accennavo prima, la passione e l’entusiasmo sono il primo motore dell’attività del wikimediano (e questo ce lo dice anche la ricerca scientifica). Poi ovviamente ci sono tanti altri fattori, come il fatto che sia percepito come utile e “civile” (nel senso di un’azione che porta beneficio alla collettività, ai membri della propria comunità) è un qualcosa in più. I progetti wiki tendono ad unire l’utile al dilettevole (o il dilettevole all’utile, che è uguale) e per questo hanno successo. E poi secondo me c’è un terzo fattore, collegato agli altri due ma che può avere un proprio nome: è bello fare le cose, produrre, essere creativi. Che sia scrivere canzoni o un blog o coltivare un orto o creare hardware con Arduino, è bello vedere il frutto della propria creatività ed intelligenza. Wikipedia è un frutto collettivo, e se da una parte è meno personale, dall’altra costa “meno fatica” e guadagna dei contributi di tutti. Se io non lavoro oggi, Wikipedia va avanti lo stesso, è qualcosa che resta e mi sopravviverà (mentre il mio blog senza di me è destinato a morire).

Come ti sembra che venga percepita in Italia la cultura wiki? Voi in quanto community riuscite a raccontarvi e a spiegare al “grande pubblico” quale è il lavoro di un’associazione come Wikimedia Italia?
La comunità wikipediana in Italia è ampia e variegata, come tutte le comunità wikipediane. Io credo sia una grossa soddisfazione per un paese con una bassa penetrazione di internet e una lingua parlata quasi esclusivamente solo entro i confini nazionali (pensiamo al francese, per esempio, e a quanti paesi africani sono francofoni). Sulla coltura wiki *fuori* da wiki, invece, credo ci siano ottimi margini di miglioramento :-)

Una associazione come Wikimedia Italia fa fatica a spiegare quello che fa perchè è difficile parlare di “cultura libera”, perchè la proprietà intellettuale è un argomento ostico e ultimamente molto combattuto (non dimentichiamo che ci sono interessi enormi in ballo, più o meno legittimi: “la proprietà intellettuale è il petrolio del XXI secolo”, dicono, e mi sembra una definizione perfetta).

Secondo te la collaborazione spontanea online è un fenomeno di nicchia oppure in se’ il potenziale per diffondersi su larga scala?
La collaborazione massiva e spontanea online è la rivoluzione culturale di questi anni, e personalmente ci credo molto, e spero vivamente di non sbagliarmi. In un certo senso, è sempre un fenomeno di nicchia: Wikipedia funziona a nicchie, è un agglomerato di piccole comunità di appassionati che lavorano su argomenti che piacciono a loro (e spesso a pochi altri). Infatti qualcuno dice che Wikipedia non è un’enciclopedia generalista ma un insieme di enciclopedie specializzate. Chris Anderson ha elaborato un concetto divenuto famoso, quello della “coda lunga“: il mondo è pieno di realtà economiche (il mercato, la televisione, internet, Wikipedia) in cui la somma delle nicchie eguaglia o eccede quello che si ritiene la “fetta maggiore”. Amazon ci ha costruito la sua fortuna, e pure Wikipedia.

Inoltre, tutti quanti (tutti) facciamo parte in un qualche modo di una nicchia, in un frangente della nostra vita: magari amiamo un cantante semi-sconosciuto, o tifiamo per una squadra di provincia, o professiamo una passione sconsiderata per una birra artigianale fatta da nostro cugino. Sono tutte nicchie, e tutti abbiamo da dire qualcosa (spesso, appassionatamente) sull’oggetto attorno al quale la nicchia si è costruita (il cantante, la squadra, la birra).

Quali sono le città italiane in cui la community wiki è più forte e attiva?
Non saprei dirti, sinceramente, dato che non ho dati alla mano. Premesso questo, la mia sensazione è che, tendenzialmente, le grandi città hanno spesso tanti wikipediani e wikimediani (Milano, Roma). Credo, ma non ne sono certo, che il nord è più presente del sud, e in questo dato si riflette immagino il minore sviluppo dell’infrastruttura tecnologica nel Mezzogiorno (computer, banda larga, wifi, ecc… fonte dati istat.it/it/archivio/48388 ). Ma ripeto che non ho dati per cui potrei sbagliarmi.

Wiki Loves Monuments è un progetto legato al mondo della fotografia, quanto è difficile far capire l’importanza della condivisione con licenza libera di foto d’autore?
Molto: la gente pensa che se è gratis è libero, e non è (necessariamente) vero. Pensa anche se c’è su Internet è libero, e non è vero neanche questo: è un atteggiamento diffuso sia fra gli amatori che i professionisti (moltissimi giornali anche importanti si comportano così, non rispettando le licenze degli autori, Creative Commons o meno).

Pensi che la cultura wiki possa modificare profondamente il modo di percepire il nostro patrimonio culturale?
Lo penso e lo spero. Il patrimonio culturale, per definizione, è di tutti, è un “bene pubblico”: dobbiamo rendere più facile l’accesso sia al patrimonio stesso, che a contenuti (digitali e non) sul patrimonio. Una foto del Colosseo non è il Colosseo, ma può essere utile per illustrare una pagina di Wikipedia. In questo modo, chiunque potrà vederlo e farsene un’idea, sia esso un bambino cinese o un professore islandese (che magari non avrà mai l’occasione di vederlo dal vivo). ‘”Accesso universale alla cultura “è una frase bella, utopica, ma anche incredibilmente banale e semplice, se ci si pensa.

La collaborazione online secondo te ha dei punti deboli?
Sicuramente: come direttivo di Wikimedia Italia ci scriviamo anche 30 mail al giorno, ma periodicamente vederci “nella vita reale” è necessario. Si parla meglio, si sta più concentrati, si dedica una giornata intera alla discussione e organizzazione delle attività. La realtà offre molti più “gradi di libertà”, per usare un’espressione fisica (e molto nerd): l’espressione del viso, la comunicazione non verbale, ecc. Ma ha il grosso, grosso limite di esigere che le persone stiano tutte nello stesso posto nello stesso momento: Internet ci offre la possibilità di scrivere mail, di collaborare su wiki, di fare teleconferenze, e tutto questo permette di creare belle cose anche vivendo a migliaia di chilometri di distanza. Non è perfetto, certo, ma non è una cosa da poco.

Mattia Marasco (@mattiamarasco)

foto | By Niccolò Caranti (Own work.) [CC-BY-SA-3.0], via Wikimedia Commons

Autore
Blogger compulsivo e ideatore del progetto WikiCulture. Laureato in Media e Giornalismo con una tesi dedicata alla collaborazione spontanea e alla creazione condivisa nel web” ->
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  • December 13, 2012 14:45

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