Intervista ad “Impara Digitale” per una scuola ricca di innovazione e collaborazione

Spesso si conoscono alcune eccellenze italiane per puro caso e per una serie di puntini che si uniscono in modo del tutto fortuito. E’ un po’ quello che è successo questo mese, quando come spesso accade, ero immersa nella lettura di Wired e mi ha affascinato l’articolo sulla scuola 2.0 e su un progetto particolarmente interessante che risponde al nome di Impara Digitale.

Sono bastati due minuti perché mi venisse voglia di visitare il loro sito e cinque per aver voglia di fare due chiacchiere con loro.

Così come spesso accade in rete, vista la disponibilità e la voglia di raccontarsi Dianora Bardi, l’ideatrice e responsabile del progetto “ A scuola con gli Ipad e gli ebook readers” ha accettato di rilasciarmi un’ intervista. Ecco qui l’estratto.

Per chi non lo sapesse, Impara Digitale è un progetto a cui hanno già aderito 30 scuole italiane che hanno sostituito i libri cartacei con ebook reader e stanno sperimentando la creazione di un modello di apprendimento dinamico, basato sulla collaborazione fra i ragazzi che non si limitano più allo studio, ma approfondiscono qualsiasi materia analizzando e selezionando le informazioni presenti sul web.

Signora Bardi, prima di tutto una domanda: perché? Da cosa è nata la voglia e l’esigenza di mettersi alla prova con un progetto così ambizioso che punta a realizzare un modello di apprendimento del tutto innovativo, non solo in Italia, ma anche a livello europeo?

Il continuo sviluppo delle tecnologie e soprattutto il loro insediarsi intrinsecamente nella quotidianità dei miei studenti mi ha portato ad una riflessione: perché parlare di tecnologie per la didattica e non di tecnologie nella didattica?Perché parliamo di nativi digitali ma non comunichiamo nel loro stesso linguaggio?

A seguito di un incontro con l’amico Mario Rotta e i dirigenti dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia è nata l’idea di proporre un progetto che avesse un riscontro reale in una classe, con studenti, docenti, genitori coinvolti, una sperimentazione monitorata, scientificamente valutabile, seriamente immersiva. Nel 2010 E’ arrivato un finanziamento dall’ Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia che ci ha consentito di acquistare i primi mobile devices per una classe , la 4 L del Liceo Scientifico F.Lussana di Bergamo . Siamo partiti con un anno di sperimentazione , abbiamo presentato i risultati, raccolti nel libro elettronico “Oltre la carta” e abbiamo raccolto i primi grandi frutti. L’anno successivo il numero degli studenti iscritti al Lussana è raddoppiato, l’andamento ed il rendimento degli studenti pilota è migliorato così come il loro entusiasmo verso l’apprendimento.

impara digitale

 A questo punto serviva un passo in più. La sperimentazione aveva già inizializzato il processo di abbattimento del sapere precostituito . Allora perché non pensare ad un abbattimento delle barriere scolastiche e realizzare una scuola nel cloud creando un repository accessibile sempre e ovunque, mettendo in collaborazione e connessione più docenti e più classi che utilizzassero come punto di partenza la metodologia didattica data dalla sperimentazione dell’anno precedente? L’idea , unica a livello europeo, ha avuto talmente tanto successo che si è creato un network di esperti  , dando vita al Centro Studi ImparaDigitale, che ha permesso la creazione di una rete di scuole disposte a mettersi in gioco con i propri docenti per capire che il segreto non è lo solo lo strumento ma soprattutto il metodo didattico che passa dalla tecnologia come puro mezzo di trasmissione del sapere.

Lei insegna italiano, nella sua classe non esistono libri, i ragazzi entrano a scuola con i tablet, collaborano alla realizzazione di testi, si informano tramite il web e approfondiscono gli argomenti di studio, condividendo poi il materiale che producono con i loro compagni e professori grazie all’uso di applicazione come Dropbox. Il passaggio dalla carta e penna a tablet e lavagne interattive è stato difficile per i ragazzi?

No assolutamente. La domanda corretta è se questo passaggio non sia stato difficile per i docenti…I ragazzi comunicano quotidianamente con questi strumenti è il loro pane quotidiano. Si è trattato solo di far capire loro che potevano utilizzarli per un uso che non fosse semplicemente ludico o di pura comunicazione.

Per i docenti, invece, è differente. Non siamo nativi digitali, abbiamo dovuto, in primo luogo acettare una sfida con noi stessi, ci siamo dovuti mettere  in gioco, essere disposti ad imparare dai nostri studenti, parlare un linguaggio che poco ci apparteneva . Questo non per tutti è stato semplice.

 Ed i genitori, quando non hanno trovato libri di testo da acquistare ma tablet come hanno reagito?

I genitori della 4L ci hanno dato piena fiducia, si sono messi in gioco con noi e hanno seguito tutta la sperimentazione con grande attenzione e direi entusiasmo, confortandoci nell’idea che stavamo andando sulla strada giusta. Per gli altri genitori è stata una scelta volontaria: al momento dell’iscrizione potevano scegliere o no se frequentare una classe in cui si svolgeva questo metodologia didattica, le dirò che le richieste sono state 240, noi abbiamo potuto soddisfare solo 120 ragazzi. Questo perché abbiamo insistito sul volontariato  dai parte dei docenti, che avrebbero anche dovuto affrontare un numero di ore di formazione alto, dunque nessuno è stato costretto a partecipare alla sperimentazione. Avendo avuto un’adesione di 25 docenti circa abbiamo deciso di fare solo 4 consigli di classe e non 8.

Una didattica dinamica come questa richiede anche un maggiore lavoro da parte dei singoli professori, costretti ad “inventare” test di valutazione decisamente più stimolanti e non limitati solo alla singola traduzione di una versione oramai alla portata di tutti sul web. I suoi colleghi, tutti entusiasti?

 Chi ha deciso di fare lo sforzo e aderire alla sperimentazione si. Nonostante comporti una certa fatica  posso tranquillamente affermare che tutti hanno compreso l’importanza della strada che abbiamo intrapreso. Si è modificato completamente il rapporto tra i ragazzi, tra i docenti (che finalmente collaborano attivamente), tra i ragazzi e i docenti, ma ciò che più è importante è che, grazie a questo nuovo metodo e all’utilizzo dei tablet,alla condivisione nel cloud, alla partecipazione alla  rete, alla co-creazione dei nostri ebook e della nostra biblioteca virtuale, stiamo recuperando tutte quelle conoscenze fondamentali (“saper leggere, saper scrivere e saper far di conto”…) che i ragazzi stavano perdendo, “costringendoci” ad una didattica per competenze che ormai è alla base del nostro insegnamento.

L’intervista non finisce qui. Stay Tuned!

Autore
Aspirante ingegnere gestionale, con la passione per internet ed il web. Un "ing." che si affaccia nel mondo 2.0.
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